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   Ex monastero dei SS. Filippo e Giacomo
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Nella seconda metà del Cinquecento, nel borgo di Casalnuovo, sorse un monastero francescano, dedicato ai SS. Filippo e Giacomo per volere di Giovanni Benedetto Tercasio, conte Palatino. Il nobile campagnese coinvolse nell'opera benefica le dodici più importanti famiglie della città. La fondazione, a differenza degli altri conventi campagnesi, non sembra abbia sofferto di difficoltà economiche di rilievo e la vita delle francescane e delle educande scorse tranquilla fino al primo decennio dell'Ottocento quando, evitata la soppressione prevista dalle leggi emanate dai francesi, per la sua consistenza patrimoniale e per il numero di religiose in essa raccolte, fu costretta ad ospitare le suore benedettine della Maddalena e di S. Spirito, poche e povere. Alterne vicende seguirono alla restaurazione borbonica ma il monastero rimase in vita fino al 1866. Il palazzo presenta notevole interesse architettonico ed ambientale per la posizione all'interno del tessuto urbano e per il suo chiostro. La massiccia mole definisce il confine settentrionale dell'intero schema viario di Casalnuovo racchiuso nella fascia fortificata cinquecentesca ed incombe, a nord, sul vallone percorso dalle acque del Tenza; ad oriente le sue mura si ricollegano al sistema difensivo urbano ed è probabile che ad esso si addossassero le strutture della scomparsa porta Padula. Il prospetto principale impostato ad un livello più alto rispetto alla piazza Guerriero domina l'ambiente ed è risultato ancora più imponente a seguito della demolizione (sic!) del vecchio seggio di S. Bernardino e di alcune fabbriche ad esso adiacenti. La parte più antica dell'edificio, bene individuata dalle sue caratteristiche costruttive, dalle aperture a baionetta, dal sistema di copertura, dal resti architettonici superstiti, è quella compresa fra il chiostro e la piazza: pochi ambienti su due piani fra i quali acquista rilevanza l'invaso destinato a cappella. L'ambiente più pregevole dell'intero complesso è però certamente il chiostro. Non sono rimaste, a differenza di quelli di Avigliano  e dell'Annunziata, lapidi che conservino il ricordo del momento in cui furono completate le membrature dell'invaso, anch'esso elevato nella seconda metà del Cinquecento, probabilmente a partire dal 1550. Molto più ampio degli altri, presentava, in origine, sei armoniose arcate a tutto sesto. In seguito al sisma del 1980 un’intera ala del cortile è crollata e si attende ancora la ricostruzione. Attualmente ospita alcune classi dell’Istituto linguistico e socio-psico-pedagogico “Teresa Confalonieri”.